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Le donne del Grimorio

 

Hanno detto

- Francesco Marroni
- Giovanni Marcadella
- Clara Mucci

- Nicola Montesano
- Cristina Soraci
Dott. Giovanni Marcadella
Direttore dell’Archivio di Stato di Vicenza e Bassano, curatore della mostra Ezzelini. Signori della Marca nel cuore dell’Impero di Federico II, tenutasi a Bassano del Grappa dal 16 settembre 2001 al 6 gennaio 2002.

Ho letto con interesse il romanzo, cui dedicherei volentieri un titolo diverso. E’ avvincente, stimolante nella sua impostazione demandata ad un racconto, in cui gli argomenti del mito e le indagini storiche risultano ben equilibrati. La memoria viva di Erofile e le sue storie serali, intriganti e piene di attesa, di calore, di “patos”, acquistano il sapore di ben più moderni “filò”; ne hanno il clima e la suggestione.
Di Ezzelino si disse ogni peggior cosa. Egli dovette pagare il conto pieno dell’avversione all’Impero che città, domini, privilegi personali e familiari, forze corporative e, sopra e più di tutti, la Chiesa, non erano riusciti ad esprimere nei confronti di Federico II. E furono proprio gli interventi papali (di Innocenzo IV e poi di Alessandro IV) a creare gli strumenti adatti a dar vita alla leggenda ezzeliniana nei suoi aspetti più negativi. Ezzelino, il più grande e forte alleato di Federico, rivestì pienamente, forse anche suo malgrado, l’idea dell’Impero e divenne il segno vivente da cancellare, il male da respingere. A diffondere poi la leggenda ci pensarono i predicatori (gli ordini mendicanti), sguinzagliati sul territorio della Marca Trevigiana e nelle città confinanti. Ne ripresero i temi i cronisti, che tra la seconda metà del Duecento e nel successivo secolo dedicarono innumerevoli spazi ad Ezzelino e alle sue violenze. Dante e Mussato completarono l’opera tratteggiando a fosche tinte la figura del Tiranno.
La narrazione dell’autrice va ad esplorare argomenti che la letteratura, in forma di racconti talora storici, il più delle volte fantasiosi o provocati ad arte, ci ha tramandato e li tratta alle loro radici, ne sviscera i contenuti e ne esplora le ragioni. E’ così che il mito ezzeliniano, tanto vivace in tutte le diverse epoche della storia ed ancor oggi presente in ambienti che non sono soltanto quelli domestici, trova una ragione in più per essere compreso, amato e tramandato. E questa è un’iniziativa che in fondo mi piace, che piace a tutti coloro che le vicende ezzeliniane e della Marca Trevigiana in quel frangente di Medio Evo, hanno veramente nel cuore. Non interessa, in fin dei conti, il riscatto storico del personaggio, nè del periodo, ma l’esplorazione attenta – per quanto la “damnatio memoriae” ci consente – delle testimonianze rimaste e del loro significato, per poi ritornare con affetto ingenuo a rivivere i tempi del mito, anche quelli negativi.
Trovo che lo sforzo dell’autrice di questo romanzo s’avvicini molto a quello dei curatori della mostra ezzeliniana, tenutasi a Bassano del Grappa proprio in questi mesi. Ezzelino III seguiterà ad essere il tiranno feroce; i suoi uomini compariranno per sempre come «i lupi di Ezzelino»; «le zilie» non smetteranno di essere le più atroci prigioni che la storia abbia conosciuto ed anche Pietro Gerardo continuerà forse a restare nell’ambiguità, sospeso tra storia e leggenda, ma tutto questo ora non lascia più nel dubbio, meno che meno nell’incoscienza.
Chissà poi se, senza più ombre, né paure, il mito ezzeliniano avrà ancora la forza per continuare a vivere?