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Ph. D. dott. Nicola Montesano
Storico del Medioevo.
Quando l’autrice mi ha chiesto
di esprimere un giudizio sul suo romanzo avrei preferito
condensare le mie impressioni in un aggettivo anche
se usato con troppa facilità: "avvincente". Un libro
che si legge in pochissimo tempo e senza alcuna fatica.
Non potendo, però, venir meno all’impegno preso nel
dover articolare in maniera più organica i miei pensieri,
il primo dato che mi ha colpito è il metodo di scrittura
e la tecnica utilizzata nel raccontare le vicende dei
vari signori da Romano. Tralascio l’analisi delle vicende
storiche di questi “Signori della guerra”, dei loro
incontri e dei loro scontri con alcuni tra i personaggi
più importanti degli anni compresi tra il XII e il XIII
secolo, rimandando fiduciosamente al romanzo che, pur
non perdendo la sua vena narrativa, segue i dettami
della ricerca storica a cui l’autrice è stata educata.
In effetti, l’autrice non nasconde questa sua formazione
e lo dimostra dal primo momento, quando avverte il lettore
che per rendere immortali le gesta di Re, Santi, Signori
o semplici viandanti, ha bisogno di incaricare un testimone
che le tramandi. La Trebeschi, però, adotta lo stratagemma
del “sub-appalto”: per narrare le vicende degli Ezzelino
ingaggia la vecchia Erofile, che serve all’autrice per
farcire il suo romanzo di quel topos antropologico che
è la narrazione accanto al caminetto, alla base della
nostra tradizione orale; questa, a sua volta, incarica
dei lavori Pietro Gerardo, che ha il compito di fissare
su carta i racconti della vecchia strega. In questo
moderno “sistema contrattuale”, Giada Trebeschi non
poteva non affidare un ruolo fondamentale alle figure
femminili, siano esse narratrici, protagoniste, vittime
o semplici comparse nel quadro scenico presentato. L’autrice
vuole che il suo romanzo si inserisca all’interno di
quelle ricerche storiche riferite al ritrovato ruolo
delle donne in un tempo, il Medioevo, che siamo stati
abituati ad identificare erroneamente come un periodo
dai forti connotati maschili. Il romanzo restituisce
alle donne la loro propria voce; del resto, sappiamo
fin troppo bene noi uomini come di sottecchi esse hanno
sempre deciso e manovrato le nostre azioni, cosa che
ha fatto anche l’autrice con me, riuscendo a farmi desistere
dall’intendimento iniziale.
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