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Le donne del Grimorio

 

Hanno detto

- Francesco Marroni
- Giovanni Marcadella
- Clara Mucci

- Nicola Montesano
- Cristina Soraci
Ph. D. dott. Nicola Montesano
Storico del Medioevo.

Quando l’autrice mi ha chiesto di esprimere un giudizio sul suo romanzo avrei preferito condensare le mie impressioni in un aggettivo anche se usato con troppa facilità: "avvincente". Un libro che si legge in pochissimo tempo e senza alcuna fatica. Non potendo, però, venir meno all’impegno preso nel dover articolare in maniera più organica i miei pensieri, il primo dato che mi ha colpito è il metodo di scrittura e la tecnica utilizzata nel raccontare le vicende dei vari signori da Romano. Tralascio l’analisi delle vicende storiche di questi “Signori della guerra”, dei loro incontri e dei loro scontri con alcuni tra i personaggi più importanti degli anni compresi tra il XII e il XIII secolo, rimandando fiduciosamente al romanzo che, pur non perdendo la sua vena narrativa, segue i dettami della ricerca storica a cui l’autrice è stata educata. In effetti, l’autrice non nasconde questa sua formazione e lo dimostra dal primo momento, quando avverte il lettore che per rendere immortali le gesta di Re, Santi, Signori o semplici viandanti, ha bisogno di incaricare un testimone che le tramandi. La Trebeschi, però, adotta lo stratagemma del “sub-appalto”: per narrare le vicende degli Ezzelino ingaggia la vecchia Erofile, che serve all’autrice per farcire il suo romanzo di quel topos antropologico che è la narrazione accanto al caminetto, alla base della nostra tradizione orale; questa, a sua volta, incarica dei lavori Pietro Gerardo, che ha il compito di fissare su carta i racconti della vecchia strega. In questo moderno “sistema contrattuale”, Giada Trebeschi non poteva non affidare un ruolo fondamentale alle figure femminili, siano esse narratrici, protagoniste, vittime o semplici comparse nel quadro scenico presentato. L’autrice vuole che il suo romanzo si inserisca all’interno di quelle ricerche storiche riferite al ritrovato ruolo delle donne in un tempo, il Medioevo, che siamo stati abituati ad identificare erroneamente come un periodo dai forti connotati maschili. Il romanzo restituisce alle donne la loro propria voce; del resto, sappiamo fin troppo bene noi uomini come di sottecchi esse hanno sempre deciso e manovrato le nostre azioni, cosa che ha fatto anche l’autrice con me, riuscendo a farmi desistere dall’intendimento iniziale.