Dott.ssa Cristina
Soraci
Ricercatore di Storia Romana presso
l´Università degli Studi di Catania.
A chi, come me, si trova
a scrivere una breve recensione sull'opera prima di
Giada Trebeschi dopo averla letta d'un fiato esattamente
due anni fa, l'impresa risulta ardua, soprattutto
quando non si possa ricorrere al testo, prestato ad
un'amica e non ancora restituito...
A distanza di tempo, tuttavia, ricordo nitidamente
soprattutto un personaggio, al quale è stato dedicato,
non a torto, un intero capitolo, di rara bellezza:
Lucrezia di Cellano. Ricordo ancora il profumo di
mandorla che invadeva la stanza del marchese come
le pagine del libro... E' una figura estremamente
femminile, nella sua grazia e nella sua determinazione,
pronta a morire pur di porre fine ad una situazione
di ingiustizia. E come lei, anche Beatrice, che ricorre
all'aborto per non dare discendenza al tiranno Ezzelino
III, usa la morte come espiazione delle colpe altrui.
Sono due delle tante figure femminili che popolano
il romanzo e che rendono manifesto il ruolo che la
donna ricopre o potrebbe ricoprire, se cosciente della
specificità del proprio contributo, nella società.
Lucrezia e Beatrice usano la propria femminilità per
uccidere; ma altre donne, nel romanzo come nella vita,
la usano per amare. E' il caso di Leonora, una figura
apparentemente fragile e quasi evanescente che però
svela progressivamente la sua forza nel corso del
racconto.
Colpisce, nel libro, anche il ricorso a fonti reali,
magistralmente incastonate nella cornice narrativa:
mi riferisco in particolare, ma non solo, all'iscrizione
del capitolo XIII, il cui significato non viene svelato
ma solo fatto intuire, e all'oroscopo del capitolo
XXII.
Dedicato a chi crede che ogni talento umano ha in
sé un tocco di magia.