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Le donne del Grimorio

Hanno detto

Ph. D. dott. Nicola Montesano
Storico del Medioevo.

Le donne del Grimorio. Un libro che profuma di gelsomino.

Il secondo romanzo di Giada Trebeschi è un libro che va letto con tutti i sensi.
Al tatto si presenta minuto, dal formato lieve e comodo, ma le 125 pagine di cui si compone rimandano ad un sapere enciclopedico che fa acquistare al volumetto un peso sapienzale inaspettato paragonabile a quello che si percepisce avere il libro del Grimorio, attorno a cui l’intera vicenda si sviluppa.
È un libro leggero nella scrittura e possente nella struttura e nei contenuti. Non esistono le pause dei capitoli e in questa mancanza di soste è racchiuso anche il modo in cui il romanzo va letto.
L’udito è piacevolmente stimolato durante la lettura del romanzo. Le voci mute dei personaggi che riecheggiano dalle pagine di questo volumetto fanno tutt’uno con quelle più rumorose delle donne che hanno fissato nella scrittura del Grimorio il loro bagaglio esperienzale del sapere. La melodiosa voce delle protagoniste inonda l’atmosfera di sensazioni diverse: passione, curiosità, sensualità, bellezza della vita.
Il gusto è tra i cinque sensi quello che subisce una limitazione. Il romanzo ha sapori forti, quelli della bellezza e della sensualità di Bellezza e Aglaia, ma anche quelli dell’ignoranza e della malvagità senza ragione degli inquisitori e testimoni. Ha il sapore del dolce e piccante della pelle bianca delle donne che fanno il romanzo, ma anche dell’acre agire degli uomini con cui hanno a che fare. Il limite oltre il quale non può portarsi il romanzo è l’amaro in bocca che lascia al termine della narrazione delle vicende di due generazioni di donne del Grimorio; ma questo amaro è temporaneo, in quanto il lettore nello stesso istante in cui ripone il libro nello scaffale incomincia a pregustare la rinnovata dolcezza che potrà provenire dal racconto della vita della rappresentante della terza generazione di “streghe”: quella Lucrezia delle Lamie che, lasciando la piazza in cui la madre ritrovata sta bruciando, incomincia il suo viaggio nella vita di cui l’autrice non vorrà certamente privarci di conoscere.
La vista aiuta il lettore ad osservare, più che guardare, oltre la sfera del comune sentire che nella maggior parte dei casi tende a non comprendere quello che succede attorno a noi, etichettandolo come inconsueto e soprannaturale. Osservare ed accettare queste donne che si muovono con disinvoltura in un universo governato dagli uomini, ma di cui conoscono perfettamente le regole, presuppone una visione della società molto ampia, la stessa visione che permette al lettore contemporaneo di immedesimarsi con queste donne le cui vicende si snodano a cavallo tra Medioevo ed Età Moderna.
Con l’olfatto si conclude questo invito alla lettura attraverso i sensi del romanzo di Giada Trebeschi. È un libro che racchiude profumi di vario genere, perfetto per ogni naso, ma dove qualcuno vuole sentire l’odore dello zolfo commette un irreparabile errore. È un libro che profuma di conoscenza, di bellezza, di passione per la vita. È un libro che profuma di donne forti e sensuali. È un libro che profuma di gelsomino; quel profumo che accompagna non solo la vita di Aglaia ma anche il lettore dalla prima all’ultima pagina.