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Le donne del Grimorio. Un libro che profuma
di gelsomino.
Il secondo romanzo di Giada Trebeschi è un libro che va letto
con tutti i sensi.
Al tatto si presenta minuto, dal formato lieve e comodo, ma
le 125 pagine di cui si compone rimandano ad un sapere enciclopedico
che fa acquistare al volumetto un peso sapienzale inaspettato
paragonabile a quello che si percepisce avere il libro del
Grimorio, attorno a cui l’intera vicenda si sviluppa.
È un libro leggero nella scrittura e possente nella struttura
e nei contenuti. Non esistono le pause dei capitoli e in questa
mancanza di soste è racchiuso anche il modo in cui il romanzo
va letto.
L’udito è piacevolmente stimolato durante la lettura del romanzo.
Le voci mute dei personaggi che riecheggiano dalle pagine
di questo volumetto fanno tutt’uno con quelle più rumorose
delle donne che hanno fissato nella scrittura del Grimorio
il loro bagaglio esperienzale del sapere. La melodiosa voce
delle protagoniste inonda l’atmosfera di sensazioni diverse:
passione, curiosità, sensualità, bellezza della vita.
Il gusto è tra i cinque sensi quello che subisce una limitazione.
Il romanzo ha sapori forti, quelli della bellezza e della
sensualità di Bellezza e Aglaia, ma anche quelli dell’ignoranza
e della malvagità senza ragione degli inquisitori e testimoni.
Ha il sapore del dolce e piccante della pelle bianca delle
donne che fanno il romanzo, ma anche dell’acre agire degli
uomini con cui hanno a che fare. Il limite oltre il quale
non può portarsi il romanzo è l’amaro in bocca che lascia
al termine della narrazione delle vicende di due generazioni
di donne del Grimorio; ma questo amaro è temporaneo, in quanto
il lettore nello stesso istante in cui ripone il libro nello
scaffale incomincia a pregustare la rinnovata dolcezza che
potrà provenire dal racconto della vita della rappresentante
della terza generazione di “streghe”: quella Lucrezia delle
Lamie che, lasciando la piazza in cui la madre ritrovata sta
bruciando, incomincia il suo viaggio nella vita di cui l’autrice
non vorrà certamente privarci di conoscere.
La vista aiuta il lettore ad osservare, più che guardare,
oltre la sfera del comune sentire che nella maggior parte
dei casi tende a non comprendere quello che succede attorno
a noi, etichettandolo come inconsueto e soprannaturale. Osservare
ed accettare queste donne che si muovono con disinvoltura
in un universo governato dagli uomini, ma di cui conoscono
perfettamente le regole, presuppone una visione della società
molto ampia, la stessa visione che permette al lettore contemporaneo
di immedesimarsi con queste donne le cui vicende si snodano
a cavallo tra Medioevo ed Età Moderna.
Con l’olfatto si conclude questo invito alla lettura attraverso
i sensi del romanzo di Giada Trebeschi. È un libro che racchiude
profumi di vario genere, perfetto per ogni naso, ma dove qualcuno
vuole sentire l’odore dello zolfo commette un irreparabile
errore. È un libro che profuma di conoscenza, di bellezza,
di passione per la vita. È un libro che profuma di donne forti
e sensuali. È un libro che profuma di gelsomino; quel profumo
che accompagna non solo la vita di Aglaia ma anche il lettore
dalla prima all’ultima pagina.
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